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Strategia di Redazione Giocato e Vinto

La varianza negli MTT: perché anche i migliori perdono per mesi

Payout concentrati sui primi posti e ITM rate contenuti rendono i downswing negli MTT inevitabili: la matematica della varianza nei tornei di poker online.

C’è un momento, nella carriera di chiunque giochi tornei con costanza, in cui il dubbio diventa assillante: tre mesi senza un risultato vero, il bankroll che scende, la sensazione di sbagliare tutto. La risposta scomoda è che quella fase può essere perfettamente normale. Non per consolazione: per matematica. La varianza negli MTT non è un’opinione né una scusa — è una proprietà strutturale del formato, e capirla cambia il modo in cui si legge il proprio grafico.

Da dove nasce: la piramide dei payout

Un torneo multitavolo paga, di norma, tra il 10% e il 20% dei partecipanti. Già questo dice molto: anche un giocatore forte chiude fuori dai premi l’80-85% delle volte, perché un ITM rate sopra la media del field resta comunque una minoranza dei tornei giocati. Ma il punto vero è un altro: la distribuzione dei premi è una piramide ripidissima. In un MTT da 20€ con 800 iscritti, il min-cash vale tipicamente poco più del doppio del buy-in, mentre il primo posto vale centinaia di volte tanto. La conseguenza aritmetica è che la quasi totalità del profitto di lungo periodo di un torneista arriva dai tavoli finali, e in particolare dai primi tre posti.

Mettete insieme le due cose: si va a premio raramente, e quando ci si va il premio che conta davvero — il tavolo finale — è un evento raro dentro l’evento raro. Arrivare ai primi tre posti di un field da 800 giocatori, anche con un vantaggio tecnico concreto, resta un fatto che capita una manciata di volte su centinaia di tentativi. Il resto è attesa.

Un esempio (dichiaratamente ipotetico)

Prendiamo un giocatore immaginario con un ROI vero del 20% sui tornei da 10-20€ del circuito italiano: un risultato di tutto rispetto, da giocatore solido. Significa che per ogni 100€ investiti in buy-in si aspetta, in media e sul lunghissimo periodo, 120€ di ritorno. La parola chiave è “in media”. Quel valore atteso è la somma di tantissimi tornei chiusi a zero e di pochi risultati grossi: se i risultati grossi tardano — e prima o poi tardano, perché sono eventi a bassa probabilità — il grafico scende anche per centinaia di tornei consecutivi.

Le simulazioni di varianza sui formati multitavolo, con field nell’ordine delle centinaia di iscritti, mostrano sistematicamente che per un giocatore con ROI positivo periodi negativi lunghi 500 o 1.000 tornei rientrano negli scenari ordinari, non in quelli estremi. Mille tornei, per chi gioca quattro sere a settimana con tre o quattro tavoli, sono mesi di gioco. Mesi in cui si gioca bene e si perde. Senza che nulla sia rotto.

C’è anche il rovescio, meno discusso perché fa meno male: un giocatore mediocre che centra una vittoria importante può restare in attivo per un anno pur avendo un ROI vero negativo. Il campione breve non distingue i due casi. È il motivo per cui giudicarsi dai risultati di un trimestre, negli MTT, è semplicemente un errore di metodo — in entrambe le direzioni.

Il field italiano non fa sconti

Nel mercato ADM, a liquidità esclusivamente nazionale, i field degli MTT serali — soprattutto sul circuito dominante nei tornei — mescolano giocatori occasionali e habitué che si incontrano ogni sera. Il vantaggio tecnico esiste, ma è più sottile di quanto suggerisca la narrativa dei “tavoli morbidi”: e più il vantaggio è sottile, più la varianza domina il breve periodo. Chi sceglie tra cash game e tornei dovrebbe pesare anche questo, come raccontiamo nel confronto tra cash game e tornei: il cash ha una varianza molto più contenuta a parità di vantaggio, e per alcuni profili è semplicemente un formato più sostenibile.

Le due difese: cassa e testa

Contro la varianza non esistono trucchi, esistono due difese. La prima è dimensionale: il bankroll. Se i downswing da centinaia di buy-in sono fisiologici, la cassa deve poterli assorbire senza costringere a scendere di limite nel momento peggiore o, peggio, a ricaricare denaro che non era destinato al gioco. Le indicazioni prudenziali per gli MTT sono molto più conservative di quelle per il cash, proprio per la forma dei payout: ne abbiamo scritto in dettaglio nella guida alla gestione del bankroll.

La seconda difesa è psicologica. Un downswing lungo logora: si comincia a forzare, a deviare dal proprio gioco per “sbloccarsi”, a moltiplicare i tornei per recuperare in fretta. È esattamente la spirale descritta nel nostro pezzo su tilt e disciplina, ed è il punto in cui la varianza smette di essere un fenomeno matematico e diventa un rischio concreto: quando il gioco inizia a rispondere alla frustrazione invece che a una decisione, i limiti di deposito e di sessione previsti dalle room ADM non sono burocrazia ma protezione. La pagina sul gioco responsabile elenca gli strumenti disponibili; il gioco resta riservato ai maggiorenni e dovrebbe restare, sempre, dentro un budget che ci si può permettere di perdere.

Un esercizio pratico per chiudere: prima della prossima sessione, scrivete su un foglio quanti tornei avete giocato negli ultimi tre mesi. Se il numero è inferiore a qualche centinaio, il vostro grafico — bello o brutto che sia — non sta ancora dicendo quasi nulla sul vostro livello. Trattatelo di conseguenza.