Mercato di Redazione Giocato e Vinto
Storia del poker online in Italia: dalla legge Bersani alla liquidità nazionale
Dal decreto Bersani ai tornei del 2008, dal cash game del 2011 alle migrazioni di Sisal e SNAI: vent'anni di poker online regolamentato in Italia.
Quando nel settembre 2008 partirono i primi tornei di poker online regolamentati, l’Italia diventò uno dei primi grandi mercati europei a portare il poker dentro un perimetro legale nazionale. Quasi vent’anni dopo, quel mercato esiste ancora, ha cambiato pelle più volte e si è concentrato attorno a due poli. Ripercorrerne le tappe non è un esercizio di nostalgia: la struttura attuale dell’offerta — chi sta su quale network, perché la liquidità è solo italiana, come mai i tornei pesano più del cash — è il risultato diretto di scelte normative precise, ciascuna con la sua data.
2006: il decreto Bersani apre la porta
Il punto di partenza è il decreto Bersani (D.L. 223/2006, convertito nella legge 248/2006), che nell’ambito di un pacchetto di liberalizzazioni ridisegnò il gioco a distanza italiano e aprì alla raccolta online dei giochi di abilità. La legge finanziaria per il 2007 (L. 296/2006) e i successivi provvedimenti attuativi definirono il quadro operativo: il poker venne inquadrato come gioco di abilità nella sola forma di torneo, con buy-in predeterminato e impossibilità di ricomprare fiches. Una scelta prudente, che teneva fuori il cash game ma creava la prima cornice legale per giocare a poker online con un concessionario italiano.
2008-2010: l’età dell’oro dei tornei
I tornei regolamentati debuttarono nel settembre 2008 e l’esplosione fu immediata. Il poker era al picco della sua popolarità televisiva, le room a marchio italiano si moltiplicarono, i field dei tornei serali raggiunsero dimensioni che oggi sembrano implausibili. Per un paio d’anni l’Italia fu osservata da tutta Europa come laboratorio: un mercato chiuso, tassato, ma vivo e in crescita rapida. Fu anche la stagione in cui si formò la prima generazione di giocatori italiani cresciuti interamente online.
2011: la Comunitaria 2008 porta il cash game
Il secondo tornante normativo è la legge Comunitaria 2008 (L. 88/2009), che all’articolo 24 ampliò l’offerta legale a cash game e giochi da casinò, con un regime fiscale nuovo: imposta calcolata sul margine dell’operatore anziché sulla raccolta. I tavoli cash regolamentati aprirono nel luglio 2011, completando finalmente l’offerta: per la prima volta il poker italiano legale somigliava al poker e basta, non a un suo sottoinsieme.
L’effetto fu duplice. Da un lato il cash game portò volumi e un pubblico più tecnico; dall’altro l’arrivo, pochi mesi dopo, dei casino games online cominciò a spostare l’attenzione commerciale dei concessionari verso prodotti a margine più alto. Il poker smise presto di essere il prodotto di punta del gioco a distanza italiano.
2012-2016: il ridimensionamento
Gli anni successivi furono di contrazione. Il boom televisivo si era esaurito, la curva di apprendimento dei giocatori si era alzata, la concorrenza interna dei casino games erodeva spesa e attenzione. Diverse room di seconda fascia chiusero o confluirono in network più grandi; la spesa del comparto poker si ridusse anno dopo anno, mentre il resto del gioco online cresceva. È in questa fase che il mercato imparò la lezione che lo governa ancora: in un bacino a liquidità chiusa, stare da soli non conviene quasi a nessuno.
La liquidità che non arrivò
Nel luglio 2017 Italia, Francia, Spagna e Portogallo firmarono a Roma un accordo per la condivisione internazionale della liquidità del poker online. Spagna, Francia e Portogallo diedero seguito all’intesa; l’Italia non la attuò mai. Il risultato è il mercato che conosciamo: i giocatori italiani siedono solo con altri giocatori italiani, i montepremi e il traffico riflettono le dimensioni del bacino nazionale, e la profondità dell’offerta dipende interamente da come i concessionari aggregano quel traffico. Sul perché la liquidità chiusa renda i network così decisivi abbiamo scritto un approfondimento dedicato ai network del poker italiano.
Il consolidamento: due poli e mezzo
La storia recente è una storia di concentrazione. Da una parte il network italiano di PokerStars, che ha progressivamente attratto marchi storici del gioco italiano: Sisal vi è migrata nel dicembre 2024, SNAI all’inizio di maggio 2026. Oggi il circuito riunisce tre brand di primo piano e domina il comparto tornei con una quota attorno al 60%. Dall’altra parte c’è iPoker, la piattaforma di Playtech, che aggrega gran parte del resto del mercato: Lottomatica, Goldbet, Eurobet, Gioco Digitale, Bwin, Planetwin365, Betflag, AdmiralBet e Bet365 operano come skin sullo stesso bacino di liquidità. Il “mezzo polo” è 888poker, che resta su piattaforma proprietaria con un’offerta autonoma.
Per il giocatore la mappa si è quindi semplificata: la scelta della room è oggi soprattutto una scelta di circuito, più i fattori di contorno — software, bonus, assistenza — che confrontiamo nella nostra tabella comparativa e nei criteri descritti nella guida su come scegliere una poker room ADM.
Cosa guardare adesso
Vent’anni di storia suggeriscono una costante: in Italia il poker online cambia quando cambia una norma o quando si muove un network, quasi mai per gradi. Chi gioca oggi fa bene a tenere d’occhio entrambe le cose — eventuali riaperture del dossier liquidità internazionale e le prossime mosse dei circuiti — perché è lì che si decide la qualità dei tavoli a cui siederà domani. Con l’avvertenza di sempre, valida nel 2008 come oggi: il gioco è riservato ai maggiori di 18 anni, e nessuna fase di mercato, per quanto favorevole, cambia le regole del giocare responsabile.